
Ieri ero bollita, in pratica alle 7 del pomeriggio già mi sognavo il letto… e proprio alle 7 mi arriva una telefonata da F che mi invita a cena fuori. La cosa mi lascia perplessa, perdinci, F è diventato papà ad aprile!
Poso. E poco a poco il mio cervello annebbiato dal sonno si mette a fare 2+2.
I nomi della lista sono tutti maschili. Al C. c’è il maxischermo. C’è la partita (ecco cosa mi suonava strano!). Per una serie di strane ragioni la leggenda narra che io porti buono alle partite (leggenda nata 4 o 5 anni fa quando andai a vedere F che giocava a pallone e lui quella sera fece 2 dei 4 goal della sua intera carriera). Fanculo! Mi hanno fregata!
E visto il risultato di ieri sera mi toccherà fare da talismano finché non ci sbatteranno fuori a calci dal Mondiale e la mia fama andrà in fumo (YEEEEE!
), pena l'essere additata come traditrice della Patria. Quello che mi ha proprio tirato una fetta di culo è che mi hanno accompagnata a casa, sì, ma facendo già i caroselli. Eccheccazzo! Era il Ghana alla prima partita, mica il Brasile in finale!

Quello che mi ammazza di questo periodo è che non ho tempo per pensare, in pratica. Voglio dire… già lavorare da casa ti impone un determinato autocontrollo, se poi questo autocontrollo non riesci a dartelo son cazzi. E non parlo di non fare un tubo, anzi, dell’esatto opposto. Ti perdi fra cut & paste di frammenti di codice, tabelle di colore, upload, refresh, e ti accorgi che hai saltato cena. Ti accorgi che ti sei dimenticata di richiamare quella tua amica anche se glielo avevi promesso, ti accorgi che hai dimenticato di farti la doccia e che le sigarette le comperi sei pacchetti per volta in preventivo, per non dover uscire. Ti accorgi che hai dato da mangiare e da bere al mio amato zoo, sì, ma ti sei dimenticata di coccolarli e loro ti sono venuti a cercare e li hai messi giù in malomodo perché se ti camminavano sulla tastiera ti sputtanavano il documento su cui stavi lavorando il WordPad, ti accorgi che a forza di stare al laptop hai consumato letteralmente la vernice della cassa destra e ti accorgi, soprattutto che non hai un cazzo da dire perché te ne sei stata in casa, non hai visto gente, non hai praticamente sentito il sole sulla pelle per quasi una settimana ormai. Perché è quello che ti fa venire voglia di scrivere. Un sorriso, e non uno smiley, persone di cui puoi sentire l’odore e vedere le rughe d’espressione, voci e inflessioni, il profumo dell’erba e dei tigli che stanno fiorendo mentre passi con i finestrini abbassati per una strada di campagna mentre stai andando a trovare degli amici.
Ieri parlavo con un’amica al telefono e dicevo che voglio cancellare i ricordi, il mio passato. Non dico il passato prossimo o i ricordi brutti soltanto, ma proprio tutto. Parliamo del presente, del presente e basta, nemmeno del futuro perché quello non c’entra un cazzo e i progetti sono solo sogni a cui è stato dato un nome diverso e i sogni sono lì per essere disattesi. Presente. Ora. E' il presente mi manca, abbrutita come sono da un lavoro che mi porta soldi, sì, ma che non mi lascia essere. Forse sono solo stanca e questa cosa dura da troppo: troppi cambi di idee e modifiche… tanto, voglio dire, messa come sono messa, non ho nemmeno il diritto di lamentarmi troppo, altrimenti col cazzo che mi fanno lavorare ancora.
Ma adesso basta: vado a coccolare i miei mici, mi faccio una doccia, ceno, guardo la TV, leggo e poi dormo. E domani esco tutto il giorno e alla sera a cena con gli amici. E non ci son cazzi né lavoro che tenga.

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